Luce riflessa – conversazione con Simone Alborghetti (autunno 2018)

Il dialogo è stato fondamentale per evidenziare i vantaggi e gli svantaggi della tecnologia attualmente disponibile.

Simone: Quando hai sentito per la prima volta parlare di un sistema in grado di sfruttare la luce riflessa come il CRLS?

Ho sentito parlare la prima volta del CRLS nel 2011 in occasione di un workshop a Bolzano. Quella che veniva utilizzata era la prima generazione dei riflettori. Comunque sia la vera innovazione del sistema non è la luce riflessa. La luce riflessa viene utilizzata da quando viene utilizzata la luce per la fotografia e per il cinema. Il grande lavoro svolto da Berger è stato la scelta delle superfici dei riflettori. C’è una ditta che si occupa di produrre superfici riflettenti da decenni, a partire dagli anni ’70. Tuttavia la proposta in catalogo consiste, se ricordo bene, in qualcosa come 400 tipi di superfici. I pannelli riflettenti del CRLS sono invece quattro superfici appositamente selezionate, ognuna delle quali con una diffusione diversa. Prima del CRLS non era mai stato messo insieme un sistema per lavorare quasi eccessivamente con la luce riflessa. È sempre rimasto un po’ bricolage, mentre questo è un sistema che consiste in una lampada con un meccanismo ottico di precisione altissima e in un riflettore di precisione altissima. L’impegno fondamentale è stato quello di scegliere i modelli, costruire i riflettori e progettare un attacco proprietario. I problemi che hanno risolto sono vari ma riguardano più che altro problematiche di tipo meccanico. Ad esempio il materiale del riflettore deve resistere a sbalzi di temperatura, deve reggere sotto la pioggia e resistere al vento. Questo è stato il grande lavoro perché, alla fine, anche con un pannello di polistirolo si lavora con la luce riflessa.

Simone: Il sistema ideato per primo è il CRLS di Berger, ma sul mercato esistono altre varianti basate sullo stesso principio…

In commercio abbiamo il K-Flect di Kaczek che è praticamente un clone del CRLS. Berger ha completato le sue ricerche ed è arrivato sul mercato con il CRLS dopo il K-Flect. Dopodiché è nata una collaborazione tra Berger e Dedo Weigert i quali si conoscevano già allora da tanto tempo. Dedolight ha prodotto sempre delle lampade con principalmente due specifiche: alta precisione e alta efficienza. Questi due aspetti rendono perfette queste lampade per l’utilizzo con questi tipi di riflettori. Francamente era la partnership perfetta: da un lato avevamo le lampade più precise sul mercato, dall’altro i riflettori più sofisticati sul mercato. La collaborazione poi però non è andata a buon fine e Dedo Weigert ha deciso di sviluppare il suo Lighstream. Sia il K-Flect che il Lighstream sono quindi cloni dell’invenzione del CRLS di Berger. Un problema del CRLS è il fatto che un riflettore non si lascia brevettare essendo in pratica una superficie riflettente. Essendo il CRLS venduto senza i proiettori e dipendendo quindi da qualsiasi produttore di lampade, rende molto difficile la sua posizione sul mercato. Se Berger avesse cominciato con un sistema completo di riflettori e lampade sarebbe stato molto difficile per altri produttori inserirsi sul mercato con un prodotto simile.

Simone: Qual’è la differenza principale nell’utilizzare questi tipi di riflettori rispetto ad altri più tradizionali?

Sono soprattutto due gli aspetti: uno è il grado di diffusione con comunque una riflessione efficiente. Questi riflettori riflettono fino al 97% di luce. L’altro aspetto è poter lavorare con la luce parallela, il controllo. La ragione principale per utilizzare questi riflettori è il fatto che non incidono né sullo spettro della sorgente luce né sulla temperatura colore. Se la mia lampada emette luce con una temperatura colore di 3200 gradi Kelvin, il soggetto che verrà irraggiato dal fascio di luce riflessa sarà illuminato con la stessa temperatura di 3200 gradi Kelvin. Lo stesso vale per lo spettro, questi riflettori non hanno alcun impatto sulla qualità della luce – a differenza dei diffusori che di solito abbassano la temperatura colore di 200 o 300 gradi Kelvin.

Simone: Quali sono invece gli svantaggi di un sistema di riflettori costruiti in questo modo?

Uno svantaggio di questi riflettori e di queste superfici è che sono molto delicate. Alla fine il riflettore così concepito è un articolo di consumo perché, ad esempio, dopo un set grande sono da buttare. A noleggio dopo un anno sono da buttare. Soprattutto lavorando in esterno c’è sporco, c’è vento, c’è pioggia e ci sono animali che se ne fregano se tu stai girando un film con questi riflettori o no, per loro è un posto per sedersi…

Simone: I riflettori, nello specifico quelli del sistema Lightstream, sono disponibili in quattro gradazioni. Quali sono le differenze tra le varie tipologie?

Il primo tipo serve per reindirizzare la luce ed è paragonabile a uno specchio. Può essere utilizzato anche per raggiungere un effetto di luce solare molto dura. I restanti tre tipi sono dei diffusori.

Simone: Quali sono i vantaggi, dal punto di vista pratico, nell’illuminazione di un set utilizzando questo tipo di sistema?

Il grande vantaggio è che permette di illuminare un set intero con una sola sorgente luce. Di conseguenza, essendoci meno lampade sul set, si avrà bisogno di meno spazio, verrà prodotto meno calore e ci saranno meno cavi.

Simone: In che modo la riflessione della luce contribuisce a rendere questo sistema di illuminazione più valido rispetto a una impostazione con sole fonti luminose dirette e in quali contesti?

In pratica possiamo cominciare a giocare a bigliardo con la luce grazie a questo sistema. Mettiamo in basso la lampada e la indirizziamo verso l’alto dove posizioniamo il primo specchio; questo rifletterà nuovamente la luce verso il basso dove avremo un altro specchio che, a sua volta, reindirizzerà il fascio luminoso di nuovo verso l’alto dove ora metteremo un diffusore. Qual è il senso di tutto questo? Solitamente accade che più vicina è la lampada all’oggetto, più c’è il rischio di bruciare i bianchi e di aumentare eccessivamente il contrasto. Le soluzioni a questi problemi comunemente adottate sono due: allontanare la lampada, o in alternativa ammorbidire la luce con l’ausilio di gelatine frost. Nel primo caso c’è bisogno di tanto spazio, con le gelatine frost invece perdo luminosità. Tuttavia attraverso questa serie di riflessioni, chiamata in gergo “double bounce”, è come se allontanassimo l’illuminatore dal set della stessa distanza che intercorre tra la lampada e i vari riflettori. Quindi nel caso abbia 8 m 2 per girare (una scena ambientata in un bagno è il classico esempio), nella situazione per cui il mio set si trovi al terzo piano e non disponendo del budget che mi permetta di posizionare il  proiettore fuori dalla location, con un sistema così (e parliamo di riflettori anche di soli 25×25 cm, quindi facilmente posizionabili), sarebbe come se avessi a disposizione una location di 20 m 2. Questo è dal mio punto di vista il maggior vantaggio di questo sistema, perché mi permette di riprodurre uno stile di luce, una qualità di luce molto simile a quella luce di un proiettore posizionato in esterno e diffuso molte volte con l’ausilio di gelatine. Questa è la tipologia di illuminazione in genere più costosa che esiste perché costringe a partire da un illuminatore con un wattaggio altissimo per poter ottenere sufficiente luce dopo le varie diffusioni. La stessa qualità di luce è molto simile a quella di un riflettore della seconda e della terza qualità. Questo è anche purtroppo l’aspetto del sistema che viene capito di meno. Quando si presenta il  Lightstream o il CRLS a un fotografo o a un DoP, la prima reazione è sempre quella di dover avere a che fare con un sistema complicato. In realtà non è complicato, ma diverso. Bisogna semplicemente cominciare a ragionare in termini diversi. È questa luce indiretta che pone dei problemi ad una persona che è abituata a ragionare per punti luce diretti. La parola chiave è essere familiare con il sistema. Una volta fatto questo passo il guadagno anche in termini di tempo può essere tanto, non in tutti i casi ma soprattutto se si lavora in interni con pochi mezzi.

Simone: Quali sono invece i vantaggi economici scegliendo questo prodotto?

Se si vuole provare un sistema del genere c’è il vantaggio che sul mercato ci sono tanti marchi che hanno lanciato un prodotto molto simile. I prezzi sono bassi, si può prendere un kit composto da quattro o da otto piccoli riflettori e si può cominciare a sperimentare. Non si deve necessariamente cominciare con le lampade che sono costose. Un aspetto, secondo me, un po’ “guerrilla” ma abbastanza piacevole, è che siccome il sole produce una luce parallela, possiamo utilizzare questi riflettori come normalissimi riflettori negli esterni. Si può dire che sia un sistema molto democratico. Chiunque può cominciare domani con una spesa esigua. In ogni caso comunque, illuminare un intero film soltanto con un sistema come il Lightstream o il CRLS, per un professionista con un certo budget è possibile solo se ignora gli esterni; in esterni non si scappa dalla necessità di un wattaggio alto. Per una produzione indipendente con meno soldi diventa complicato e sinceramente non ne vedo nemmeno il senso. È un sistema complementare e non c’è niente di male in
questo. Tappa dei buchi che prima ponevano dei problemi e degli ostacoli insuperabili. Ad esempio se uno illumina il set come è sempre stato abituato a fare, nascono spesso dei problemi legati all’illuminazione della scena se l’attore si deve muovere nello spazio. Invece di posizionare un altro proiettore, si lascia la luce così come è impostata e sfruttando un raggio di luce già esistente e riflettendolo lì dove serve, con due pannelli il problema è risolto.

Simone: John Alcott, storico DoP di Stanley Kubrick, ha espresso le difficoltà incontrate nel lavorare a un grande film come The Shining. In una intervista rilasciata all’American Cinematographer descrive la grande quantità di cavi e l’enorme calore prodotto dalle lampade presenti sul set. Sarebbe possibile trarre dei vantaggi sfruttando la luce riflessa in un grande set cinematografico come quello di The Shining?

La risposta generalmente è sì, tuttavia il risultato sarà diverso. L’argomento maggiore nel caso di questi set professionali, industriali, giganti, è il wattaggio. Prendiamo l’esempio del film By the Sea di Angelina Jolie che è stato quasi completamente illuminato con il CRLS. Sul set avevano una illuminazione quantificabile in un wattaggio di 15-16 kW. Se pensiamo a venti anni fa, per avere un risultato simile ci sarebbe stato bisogno di almeno dieci volte tanto. Un vantaggio dell’utilizzare un wattaggio inferiore è quello del minore calore. Utilizzando meno punti luce diretti ci si sbarazza dei cavi e dei generatori. È un risparmio immenso, però non bisogna illudersi, il risultato non sarà identico, non molto diverso ma neanche lo stesso. Certe cose non si possono fare. Se, ad esempio, si vuole focalizzare la luce bisogna lavorare con un proiettore. I tempi di The Shining erano completamente diversi, si illuminava per un’altra ragione. Serviva tanta luce per via di questa pellicola che si doveva impressionare ed esistevano solo pellicole a 100 ASA. Già quando cominciarono ad uscire le pellicole a 400 ASA cominciava a cambiare il tipo di illuminazione. Oggi siamo all’estremo, non abbiamo più questo ostacolo della pellicola e fondamentalmente possiamo illuminare come ci pare.

Simone: Ritieni che un sistema che permetta di sfruttare appieno la luce riflessa possa costituire una sorta di rivoluzione nel campo dell’illuminazione cinematografica?

La rivoluzione in campo cinematografico dal punto di vista dell’illuminazione non partirà da un sistema. Partirà nella testa dei DoP e dei registi. Devono essere un po’ coraggiosi per cambiare le cose. Mi piacerebbe di più vedere dei film innovativi dal punto di vista del contenuto. Il Lightstream o una tecnologia in generale non cambia qualcosa, è l’idea che sta dentro la tecnologia che casomai lo fa. Poi però questa idea deve essere colta. Il Lightstream e, rispettivamente il CRLS, sono ottimi esempi per capire questi meccanismi. Sarebbe un sistema molto adatto alle riprese guerrilla, ma non viene utilizzato perché c’è questo ostacolo del “è complicato”. Quindi deve cambiare la mentalità con cui ci si approccia all’illuminazione. La tecnologia è a disposizione delle idee, le idee non sono a disposizione delle tecnologie.