A Serbian Film (Srdjan Spasojevic, 2010)

Il regista serbo è nato nel 1976 – e la sua età fu indispensabile per poter fornire nel 2010 un’opera come “A Serbian Film”. Io stesso avevo 18 anni quando scattò la prima delle guerre jugoslave e ne avevo 26 quando, nel 1999, la NATO attaccò senza neanche l’ombra di un mandato dell’ONU e coprò di bombe e di munizione d’uranio i Balcani per via del semplice motivo che il presidente jugoslavo Slobodan Milošević non si piegò al tentato dettato degli USA, l’FMI e la banca mondiale – ed anche la mia età fu indispensabile per capire, senza ulteriori spiegazioni, questo film. Spasojevic aveva bisogno di neanche 15 minuti di pellicola per farmi dire a me stesso: “questo è la guerra del 1999”.

Capisco se uno spettatore di 20 anni non è in grado di decifrare la metafora e capisco pure se uno spettatore più grande non ci riesca per via di un’ignoranza purtroppo molto diffusa, ovvero per via di quel disinteresse totale che esiste – ed è sempre esistito – tra i popoli europei. Ma non comprendo affatto l’insistere sull’ignoranza una volta che la metafora è stata spiegata e con essa anche il senso della brutalità e della volgarità di questo film.

“A Serbian Film” racconta la storia di un attore porno che ormai ha i suoi anni e viene ingaggiato per un enigmatico progetto video di cui non esiste nessuna sceneggiatura. Il “regista” è un riccone pazzoide che crede di essere un artista incompreso e il progetto si rivela di essere uno snuff movie. Quando l’attore porno se ne accorge e si oppone, viene drogato per portare a termine il film che, in realtà, è un work in progress che non terminerà mai. “A Serbian Film” invece finisce con lo stupro e l’uccisione della famiglia dell’attore porno da lui stesso, pompato di stupefacienti e completamente fuori da sé.

Ammetto che la visione di questo film non ha assolutamente niente di piacevole. E’ un film “sporco” che non ha alcuna intenzione di voler compiacere o intrattenerci. Il suo unico scopo è quello di metterci davanti alla cruda e crudele realtà della guerra in sé e in particolare delle guerre jugoslave. Il film è com’è perché la guerra è com’è; brutale, violenta, perfida, volgare e perversa.

Quando il “regista” nel film presenta una sua “opera” al protagonista che fa vedere la nascita di un bambino e gli si avvicina un personaggio per stuprarlo, appena dopo che è nato, mi sono detto dentro di me: “per cortesia, non farmi vedere questo”. Spasojevic invece lo fa vedere e non gli posso contestare assolutamente niente perché, anche se mi si è ribaltato lo stomaco, lui mi fece vedere soltanto un minuscolo spezzettino di ciò che successe veramente e mi ha “permesso” per un minuto o due di mettermi nei panni di coloro che hanno passato realmente quegli orrori.

“A Serbian Film” non fa compromessi e questo è possibile perché è stato girato in piena autonomia, finanziato dal regista e gli attori stessi, occupandosi da soli di tutto … le riprese, il montaggio, gli effetti speciali ecc. Non penso che si sarebbe trovato un produttore disposto a occuparsi di un progetto del genere.

Non conosco nessun’altra pellicola che è talmente rigorosa e impietosa nei confronti dell’argomento che sta trattando. Infatti non è un film horror come tale viene distribuito, ma un film politico. George Orwell evitò la censura scrivendo “Animal Farm” come fiaba, Spasojevic usa la metafora per poter essere più esplicito e concreto – e chi si ricorda un minimo il peccato originale della NATO come tale, la capisce quasi immediatamente e il tutto ci svela il vero potenziale del cinema narrativo una volta che viene realizzato senza alcun filtro o intento economico, borghese o ipocrita.

Chi nega l’importanza o il significato a questo film, non l’ha capito. Chi non riesce a guardarlo per via delle immagini esplicite … ben venga, non guardatelo – ma non giudicatelo nemmeno perché si tratta di una di quelle rare opere che alla violenza non possono rinunciare e che, nonostante la loro brutalità, non riescono neanche a riprodurre tutto ciò sullo schermo che è successo in realtà e succede pure oggi.

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