La ripresa diretta dell’audio

Il seguente è un fatto irrevocabile: se girate con delle telecamere medie/piccole e volete una traccia audio allo stesso livello dell’immagine, la realizzazione di quella traccia audio vi costerà di più di quella dell’immagine.

Per raggiungere un risultato decente avrete bisogno di un microfono per ogni attore che appare nella scena che riprendete. Certo, se girate con una sola camera vi arrangiate anche con un solo microfono, ma il problema consisterà comunque nel totale. In quel caso la caratteristica della capsula dev’essere più aperta – e questo vi farà riprendere anche tutti i rumori dell’ambiente. A riguardo di quest’ultimo c’è poi da dire che la caratteristica del microfono va sempre più verso l’onnidirezionale, più riflettono i muri della location. Più riflessioni avete, meno definito è l’audio. Più stretto è il cono, più siete costretti a registrare la voce di ogni singolo attore con un microfono separato. Più microfoni dovete gestire, di più microfonisti dovete disporre. Certo, si può scegliere l’utilizzo di capsule piccole a radio, ma in quel caso si combatte con i fruscii creati dai costumi e comunque quelli aggeggi costano parecchio e avete bisogno di un canale audio per ogni microfono.

E’ un dato di fatto che il punto debole più diffuso dei filmati low-budget è proprio l’audio, non soltanto per via della comune mancanza di esperienza nel campo del sonoro dei registi che si concentrano di solito di più sull’immagine, ma anche per via dell’immensa complessità della gestione dell’audio. Il suono non si lascia “inquadrare” come l’immagine. “Tagliare fuori” dei rumori richiede una bravura decisamente superiore a quello medio e dell’attrezzatura altamente professionale e così costosa.

E’ per questo che continuo a proporre una soluzione che rende pure conto ad un’eredità italiana quasi unica, ovvero: il doppiaggio.

“I Corsari ” e “ELISA” sono stati interamente doppiati. Il risultato del primo lascia desiderare per via della mancanza nostra di esperienza. “ELISA” disponde di una traccia audio decisamente migliore a quella de “I Corsari”, ma si lascia comunque ancora fare qualche passo avanti.

Perciò, non mi azzarderei di dire che il doppiaggio sia una facenda semplice e immediata, anzi, è vero il contrario. Ma poter ignorare la qualità della ripresa diretta del suono vi procura un sacco di tempo sul set, vi permette di concentrarvi esclusivamente sull’immagine durante le riprese e avrete bisogno di molto meno attrezzatura e operatori professionisti.

Per il doppiaggio avete invece bisogno di un posto quieto (che è l’elemento più difficile da procurarsi), un microfono decente e una scheda audio. E basta.

Una volta che avrete scoperto che sul suono si può lavorare come si lavora sull’immagine, dovreste pure prendere gusto. Vi sbarazzerete delle solite difficoltà di dover scegliere tra due inquadratura di cui una dispone di una recitazione migliore e l’altra di un intonazione o registrazione audio più adeguata.

Un fattore importante invece che vi può rendere proprio sereni è il fatto che non abbiamo mai, ma proprio mai, incontrato delle difficoltà durante le registrazioni in studio quando un attore doveva doppiare sé stesso. L’abbiamo fatto con dei ragazzi tra i 15 e 18 anni che non avevano alcuna esperienza a riguardo e il risultato era più che decente.

Un ulteriore vantaggio è la possibilità di intonare bene le battute in un secondo momento. Se lavorate con degli attori inesperti che spesso volentieri fanno fatica a concentrarsi sia sulla recitazione che sull’intonazione vocale, quest’ultima la potrete curare con calma in un secondo momento quando potrete ripetere i tentativi all’infinito senza dover rinunciare all’immagine migliore delle riprese.

Se doveste avere delle voci fuori campo, ad esempio di un attore che sta in quinta, potrete pure cambiare la sua battuta o correggere una pronuncia scarsa.

Quindi … vantaggi su vantaggi, con l’applicazione di un metodo antichissimo e approvato.

Jean-Luc Godard disse una volta: “non capisco come il cinema italiano sia diventato così grande, visto che è completamente doppiato”. Stimo molto Godard e la sua opera, ma in questo caso gli dovrei rispondere: “a quanto pare il doppiaggio non ha niente a che fare con la grandezza del cinema”. Inoltre vorrei aggiungere che non capisco affatto quello strano argomento dell’autenticità del sonoro. Con le immagini non facciamo altro che camuffare, mentire e illudere – ma la traccia audio dovrebbe essere il più autentico possibile. Per dire il vero, non capisco perché dovrebbe essere così.

Fate una prova. Riprendete una scena qualsiasi, doppiatela, inseriteci dei rumori di fondo che registrate separatamente o che potete trovare online e paragonate il risultato con la ripresa diretta, anche elaborata. Non vi convincerà soltanto la qualità sonora, ma anche le possibilità immense di incidere sul film dopo le riprese. Vi permetteranno di correggere degli errori, delle imperfezioni, di aggiungere delle idee o di sostituire intere battute.

Se lo doveste aver fatto e tenere sempre alla ripresa diretta … molto probabilmente avrete sbagliato qualcosa. I vantaggi del doppiaggio sono innegabili per me e l’ostacolo più grande da superare è l’esitazione dei registi di provare una cosa che non conoscono e il fatto che di audio, di solito, ne capiscono ben poco.

La rumoristica invece è un discorso a parte che tratterò in un altro articolo.

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