Bohemian Rhapsody (Bryan Singer, 2018)

Questa non è né un’analisi, né una recensione, ma una domanda seria. Una volta ce la facevo a guardarmi proprio tutto sul grande e sul piccolo schermo per il semplice fatto che si trattava di un film e che mi consideravo un cinefilo. Non vado più regolarmente al cinema da ca. dieci anni, non mi informo più regolarmente sul cinema e i miei registi preferiti da qualche anno e, a quanto pare, ora sto perdendo pure la voglia di guardare dei film in sé.

“Stayin’ alive” e “Dirty Dancing” erano dei filmetti girati con un budget abbastanza modesto e quando mi capitavano in tv reggevo per quell’ora e mezza senza portarmi via dei danni cerebrali. Gli unici film “musicali” o biografici dell’ambito musicale decenti che mi vengono in mente al volo sono “The Honkytonk Man” e “Inside Llewyn Davis” – per via del fatto che non giudicano lo stile di vita, le dipendenze e il fallimento dei personaggi la cui storia raccontano. E anche quei due film avevano un budget abbastanza modesto e sono passati più o meno inosservati.

“Bohemian Rhapsody” invece disponeva di 52.000.000 di dollari e Bryan Singer è uno di quei registi con un certo talento che si è venduto, dopo un più che decente “The usual suspects”, alla Marvel.

I Queen invece erano uno dei gruppi più commerciali degli anni 80 con una distribuzione parecchio furba che ce la faceva a tenere a galla tre musicisti mediocri con l’egocentrismo di un cantante che era l’unico di cui non si poteva dire, nonostante tutto, che non avesse del talento. Poi lui si è fatto di poppers a manetta, dopodiché è stato praticamente fatto fuori dall’industria farmaceutica con l’HPA 23. Questo destino lo condivideva con Rock Hudson. Cambiava soltanto il preparato. Invece dell’HPA 23 usavano l’AZT, cercando di curarli, certo, ma non sapevano che cosa stavano facendo. Ecco, questa sarebbe una storia. Ma, come ci si poteva aspettare, il film finisce nel 1985 per evitare l’argomento della morte del cantante e come gestisce questo film la sua omosessualità non lo voglio neanche sapere. Si tratterà in ogni caso di un approccio borghese e ipocrita.

I Queen sono morti con la morte di Freddie Mercury. Di che cosa si può mai trattare di questo film se non del tentativo di continuare a campare con i dischi di quarant’anni fa che le mode le seguivano invece di crearle? – E in me si ribella tutta l’anima quando vengo invitato a guardarmi uno spot pubblicitario nella forma di un lungometraggio.

Poteva essere qualsiasi pellicola che mi faccesse intuire che siamo ormai arrivati alla frutta. Invece mi è stato sbattuto in faccia “Bohemian Rhapsody” per accertarmi del fatto che il cinema ormai è morto da un bel po’.

Ogni tanto appare un film eccellente come “Il filo nascosto” o un concetto interessante come “Mother”, ma queste opere non hanno la potenza di “The Baby of Macôn”, “Lost Highway” o “Society”. E mentre, ancora negli anni 90, ne uscivano quattro o cinque film del genere l’anno, oggi dobbiamo essere grati se ne vediamo uno così ogni due o tre, nonstante il fatto che vengono realizzati molti più progetti di allora.

Non avrei mai detto che sarebbe stato il cinema stesso ad abolire in me la voglia e il desiderio di guardare dei film. Non avrei mai detto che sarei arrivato a tal punto di rifiutare la visione per via del fatto che mi si rivolta lo stomaco senza neanche essermi esposto solo al trailer.

O mi spiegate come fate a resistere o tra un po’ mi dovrò arrendere e dedicare alla coltura delle violette esotiche. – E questa non è né ironia, né una critica, ma l’espressione di pura disperazione. Se dovessero proprio essere gli anni ottanta, per l’amor del cielo, c’erano pure The Cult in quel decennio, ma lì si parlerebbe di qualità e non di commercio.

Ogni tanto mi sorprendono anche dei film dei quali non mi aspettavo un granché. “Mad Max Fury Road” ad esempio ha dato una svolta enorme a quella serie di pellicole e all’intero genere – senza che l’intento sia stato colto però. Rimane là, solitario e parecchio incompreso, senza che se ne trarrà le consequenze logiche, girandone una altro di questo tipo e cavalcando l’onda del momento. “Bohemian Rhapsody” però non può essere così, è semplicemente impossibile. Quel film non è altro che un colpo basso per chiunque ama il cinema e la musica. Ed io, ovviamente, ho perso la capacità di esporrmi ad un tale soggetto per via della pura massa di questa robaccia che ci viene buttata addosso, facendo sparire nello stesso tempo quei film che potrebbero equilibrare un po’ il tutto.

Mi sarei pure guardato la biografia di Britney Spears. Almeno mi sarei potuto divertire con qualche risata. Ma proprio i Queen … dio santo, perché ci hai abbandonati?

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