¿Quién puede matar a un niño? (Narciso Ibáñez Serrador, 1976)

Chi può uccidere un bambino?, è la domanda che viene posta tramite il titolo di questa pellicola di Serrador del 1976. E la risposta viene data proprio all’inizio del film con le poche inquadrature storiche belliche; gli adulti in guerra.

E’ soltanto grazie alla casa editrice tedesca Bildstörung che nel 2010 si è impegnata a ricostruire quest’opera nel suo intento originale del regista nato nel 1935 nell’Uruguay, dopo che il produttore stesso l’aveva praticamente distrutta, intromettendosi nel montaggio, introducendo una voce fuori campo insensata e tagliando completamente le scene storiche iniziali abolendo così il messaggio principale che l’autore voleva trasmettere.

Il film è stato poi promosso come film d’horror (che non è), inventandosi un’invasione aliena che avrebbe preso possesso dei corpi innocenti dei bambini che poi si mettono ad uccidere tutti gli adulti, genitori, parenti e non, sulla loro isola nel mediterraneo spagnolo.

La tramma è molto semplice: una coppia inglese, lei incinta, vorrebbe passare le sue vacanze su quell’isola dove il marito è già stato e gli piacerebbe tornare assieme alla sua sposa. Quando arrivano, tranne un piccolo gruppo di bambini che incontrano al porto dei pescatori, l’isola sembra che sia abbandonata. Scoprono di seguito che nella cittadina pescareggia gli stessi bambini hanno ucciso (quasi) tutti gli adulti e cominciano a dare la caccia anche ai turisti inglesi.

Il fotogramma sulla copertina dimostra il marito con un fucile d’assalto davanti ai bambini che gli bloccano la strada al porto dove si troverebbe la barca che gli permetterebbe di fuggire da questa maledetta isola. In questo momento l’inglese avrebbe la possibilità di porre fine all’incubo che sta passando assieme a sua moglie incinta, ma non ce la fa a sparare a questi piccoli esseri sconvolti che li aggrediscano, a quanto pare senza un fine ben chiaro. Questa scena si riferisce chiaramente al titolo, ponendo così un’altra domanda: per quale motivo siamo in grado di massacrare dei bambini, una volta che siamo in guerra? – Visto che non premiamo il grilletto se la guerra non c’è?

L’argomento fondamentale di questa storia è la crudeltà della guerra nei confronti dei più piccoli indifesi. L’orrore del film, con la sua apparente insensatezza, consiste nel ribaltamento dei ruoli, volendo far capire a noi adulti che cosa prova un bambino quando il mondo intorno a lui impazzisce e viene, invece di essere protetto, massacrato. Nel film chi impazzisce non sono gli adulti, ma i bambini – e gli adulti non capiscono tanto meno del perché.

Non c’è neanche un granché da capire sul motivo del produttore a cui, ovviamente, questo messaggio non stava tanto bene. O non aveva capito neanche lui il film o era del parere che il pubblico non l’avrebbe “gradito”. Perciò ci ha messo la mano, distruggendo questa opera unica, importante e significativa e facendola diventare una pellicola parecchio idiota per come è stata proiettata nelle sale negli anni 70.

Il film è stato realizzato con un budget abbastanza basso ed è stato difficilissimo far combacciare le immagini girate al porto con quelle prodotte in un villaggio nell’entroterra per farlo sembrare lo stesso luogo. Sul mare c’era afa, ovviamente, nell’entroterra invece no. Dal mio punto di vista, il DoP José Luis Alcaine ha fatto un lavorone, superando questi ostacoli con bravura, ma nonostante questo la pellicola non può competere con la caratteristica d’immagine dei film che disponevano di un budget elevato dello stesso periodo. Il montaggio ogni tanto zoppica, la colonna sonora è bellissima, ma il sonoro della ripresa diretta fa un po’ pena.

Si tratta di un film di un livello tecnico un po’ mediocre insomma. Ma questo non importa se si considera la forza e l’importanza della storia stessa. Anzi, la sua ingenuità tecnica rafforza pure il contenuto e il messaggio che, in fondo, rappresenta la voce dei bambini che non fanno altro che mettere gli adulti davanti ad uno specchio.

Mi sono impegnato a non spoilerizzarvelo troppo, nonostante il fatto che questa è un’analisi e non una recensione. Guardatelo insomma. Ci troviamo davanti ad un lavoro importante, maturo e prezioso senza che diventi ditattico o morale. ¿Quién puede matar a un niño? è un ottimo esempio di un cinema di “intrattenimento” che non si tira indietro dalla sua responsabilità di voler e dover trasmettere un concetto valido e poco discusso.

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