Un commento su Limbo (2019)

Ingmar Bergman disse in un’intervista: “la magia del cinema consiste nel fatto che posso truccare in un modo bizzarro un attore e dire ‘lui è la morte’ – e il pubblico ci crede per la durata del film”.

I tempi da quando girava Bergman sono cambiati parecchio. Oggi generiamo in 3D dei mostri bizzarri, dicendo: questo è un lupo mannaro – senza che qualcuno ci creda però. Sappiamo che la morte esiste. I lupi mannari invece no.

Non mi aspetto dal pubblico che creda che l’attore con una parrucca da carnevale in testa sia dio. Non mi aspetto neanche che creda che dio esista infatti. Le domande che mi interessavano durante la scrittura erano: se fossimo costretti a passare un’oretta e mezza assieme a dio in un posto isolato … di che cosa parleremmo? Quali domande porremmo a dio e lui che cosa chiederebbe a noi? – E soprattutto: come andrebbe a finire questo incontro inaspettato?

Non avevo mai sentito il bisogno di girare dei film sociopolitici. Le reazioni a “I Corsari” nel 2013 da parte delle cosiddette autorità (censura, festival, uffici fondi ecc.) sono invece state talmente spiacevoli e negative che mi sono dovuto porre la domanda inevitabile su che cosa sta succedendo nel nostro paese, in Europa e nel settore del cinema in generale.

Le risposte che ho trovato sono tutt’altro che incoraggianti. Fatto è che oggi qualsiasi opera che osa criticare il governo, le banche o l’industria viene ostacolata in tutti i modi. Questo non riguarda solo noi, ma anche altri registi, documentaristi, giornalisti, docenti ecc. che credono ancora nella libertà di parola. Elio Petri, ai tempi d’oggi, non troverebbe nessun produttore, neanche per uno solo dei suoi film. Questo è un dato di fatto – ed uno piuttosto triste.

La domanda perché un cineasta dovrebbe girare almeno due pellicole, sapendo benissimo che non sarebbero mai state distribuite, è legittima. La risposta è che il compito del cinema non è quello di compiacere, ma quello di riflettere la realtà – e che, nel caso di “Limbo”, il distributore l’abbiamo trovato.

Chiuderò con “Limbo” la mia trilogia sociopolitica per potermi finalmente dedicare al cinema di genere. Insomma per fare ciò che ho sempre voluto fare. – Senza rancore o delusione. Con “Limbo” avrò detto tutto ciò che ho da dire sull’UE, sul sistema monetario, sull’industria e sulle guerre attuali. Volevo farlo però in Cinemascope 2K, in una location storica spettacolare, con degli attori professionisti e impegnati e con degli illuminatori con i quali è stato girato “V per Vendetta”.

Ci siamo riusciti con un budget praticamente inesistente. Basterà così. Poi toccherà ad altri.

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